Critiche

 

di Renata Boccolini
Istituto di Estetica dell'Università di Bologna
  4 gennaio 1975

Crediamo di poter applicare all'opera di Paolo Fortunato Ferretti una citazione che J.L.Borges volle premettere a certi suoi racconti e, come concetto, alla sua intera produzione:
"Ordinaria e fortuita è la circostanza che io sia l'estensore e tu il fruitore dell'opera".
Si coglie, infatti, nelle tele e nelle sculture di Ferretti l'intenzione e la capacità di non tradire mai "ciò che è umano": è per noi che egli vuole lavorare, attraverso l'espressione nuova, ma sempre volutamente comprensibile, delle linee che racchiudono le sue figure in spazi colorati e sospesi, restituendoci, fra i colori o nel bianco lievitato e lunare, la concretezza dei nostri gesti fisici e psichici. Figure dense ed aggrovigliate, ma mai confuse, mani dova la linea indugia determinatamente, parlano il nostro linguaggio gestuale.
Nella pacatezza della Maternità dorata come nelle mosse figure della sua ultima produzione, nella sospensione senza tempo dei nudi su fondo blu come nella Creatura pensante dai colori solari, la fiducia di Ferretti nella linea e nel colore non lo tradisce: egli ci restituisce a noi stessi, interi nella nostra potenzialità.

 

di Mario Giacomelli  1 luglio 1975

La pittura dell’artista Paolo Fortunato Ferretti esce da certi limiti per associarsi a quella del messaggio di un profondo significato.
Le sue figure immobili, monumentali, costruite da segni e colori hanno una forza evocativa e danno una dimensione nuova nella sua invenzione, esorcizzando l’angoscia attraverso la speranza, traducendo una presenza sentita come protesta, come riflessione sulla condizione umana.
Nei suoi quadri i personaggi sembrano aspettare come vittime di una disumanizzazione in una civiltà che emargina l’uomo d’oggi. Hanno il potere di trasportarci in remote epoche è di riportarci all’attuale mondo in cui ci muoviamo.
Ferretti riesce a farci sentire la sua partecipazione aperta alle problematiche del linguaggio contemporaneo e, oltre alla consistenza visibile, ha unito a quei segni un nuovo universo che nella tela lievita: la sua anima d’artista.

 

di Armando Ginesi  2 agosto 1987

L'espressività metafisica si costruisce notoriamente sulle assenze (di tempo, di suono, di movimento) e si colloca in una dimensione a latere della storia, meglio si potrebbe dire in sospensione da essa, nella condizione dell’attesa che, fermando le percezioni temporali, auditive e di moto, si riveste di suggestioni magiche.
Il linguaggio pittorico di Paolo Fortunato Ferretti è fortemente nutrito di atmosfere metafisiche nelle quali domina, appunto, il connotato dell’aspettazione con spazi profondi da cui l’aria sembra quasi che sia stata pompata via o comunque respinta indietro il più possibile, con figure e cose immerse in universi di silenzio. Diverso invece è il discorso sul movimento, valore attorno al quale l’espressione dell’artista marchigiano si carica di ambiguità, nel senso che delle sue figure non può dirsi che non siano mosse anche se appaiono bloccate nello spazio: in altri termini esse risultano soggette ad un movimento singolare, tutto interno alla propria struttura, che però non si relaziona allo spazio fisico circostante e difficilmente si trasmette alle altre figure o agli altri elementi della rappresentazione. Il risultato che ne consegue è quello di dar vita a soggetti vivi (niente a che vedere, per esempio, con i manichini dechirichiani, fantasmi androidi ed enigmatici, totalmente fermi nell’attesa perenne dell’evento), ma di vita esasperatamente propria, incapaci di socializzare anche quando compiono atti sociali (come l’abbraccio, il gioco, la danza), inabili alla comunicazione con il mondo fisico. Sicché l’umanità che Ferretti rappresenta è un’umanità dolente, prigioniera di se stessa, a volte cieca e sempre muta, estranea al divenire della storia, soggetta ad un automoto che si configura come movimento perpetuo fine a se stesso e dunque come condanna ad una atroce eternità non desiderata.
Sul piano grammaticale e sintattico questo paradosso del movimento-immobile (un movimento cioè, lo ripetiamo, che non si trasmette, quindi un’energia trattenuta e vanificata, praticamente inutile come strumento di relazione fisica) è risolto mediante un gioco di linee curve ed ellittiche che sembrano venir fuori da un impianto di base cubico e perciò con forte accentuazione plastica.
Ferretti è anche scultore e produce sia bassorilievi che opere plastiche a tuttotondo: in queste ultime la sua capacità di sintesi si potenzia ulteriormente e nella forma si condensano tutti i caratteri specifici del linguaggio: il silenzio, allora, l’atemporalità, il moto rattenuto, si riassumono nella tridimensionalità la quale, rafforzando l’icasticità dei confini, ancor più separa il soggetto dallo spazio fisico circonvicino rendendolo gigante nella sua solitudine meditativa e muta, in un atteggiamento di quasi eroica doglianza. Nell’ambito plastico Ferretti risulta debitore ai suggerimenti cubisti (a Zadkine, per esempio, o a Lipchitz; ma anche ad un certo Derian proto-cubista) che lo aiutano nell’opera di sintesi, nell’accentuazione della statica, nella fissità di soggetti che hanno fatto del mutismo lo strumento del loro comunicare.

 

di Giuseppe Quenzatti - Praxis Artistica

L"Alternanza di forme"

Il discorso artistico di Paolo Fortunato Ferretti, nonostante la giovane età, ha superato il collaudo di anni di meditato lavoro, trascorsi in una ricerca seria e minuziosa. Ed ora ci propone queste figure che recano i segni di un linguaggio che si potrebbe definire di ascendenza vagamente surrealista. Ma a differenza del surrealismo che tende al recupero in simboli dei significati di derivazione onirica, la pittura di Ferretti è solidamente legata alla realtà umana ed alla sua condizione esistenziale. Del surrealismo, infatti si avvale soltanto delle tecniche e delle figurazioni vagamente stilizzate.
I contenuti, per altro, sono privi di quella componente metafisica che lo contraddistinguono.
Lo stesso discorso caratterizza le sue sculture che ripropongono un filone artistico-figurativo portato avanti con coerenza e con lodevole continuità.
La dimostrazione che l'artista ha imboccato una sua strada ben definita e continua a percorrerla con lucidità e senza incertezze. Le sue opere fanno da supporto ad una visione estetica ricca di contenuti culturali ed umani, che sfuggono ad una precisa collocazione.
Una lettura attenta delle opere ci rivela la visione di un modo nuovo, ma non adusato, di rappresentare la realtà e strutturato a mezzo di una sicura padronanza delle tecniche espressive. Il tutto sostenuto da una solida ispirazione poetica e da un'attenta analisi dei contenuti formali.
Il tratto è sicuro, morbido pure nella spigolosità di certe figure e la presenza umana è predominante, anzi il fulcro su cui ruota tutta la composizione e l'assenza di elementi superflui sottolinea l'essenzialità di tutta l'opera di Ferretti.
Tutta una serie di figure, alcune singolarmente, altre sviluppate, avvinte, tese a rappresentare le angoscie, le speranze, le lotte, gli amori dell'umanità.
Ma in tutte è sottinteso il profondo amore dell'artista per i suoi soggetti. Ferretti parla il linguaggio dell'umanità contemporanea ed il suo segno e le sue forme sono graffianti ed incisive.
L'impostazione del disegno è accurata e l'impianto è equilibrato.
I colori puri ed uniformi, sono vividi e non presentano sbavature ma tenuti sempre e volutamente su tonalità pacate.
Ferretti, in conclusione, è riuscito a contemperare i suoi notevoli contenuti intellettuali e sentimentali con una rappresentazione moderna, incisiva e se non aggressiva, attraverso la quale ci indica la sua personale visione del mondo attuale.

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